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Area Fanfictions - Respiri Sospesi


Autore: Liar
Genere: Romantico
Pairing: Shizuru x Natsuki
Fandom: Mai Hime
Numero delle parole: 1350
Avvertimenti: consigliato ad un pubblico adulto.
Riassunto: Dopo aver combattuto per lei contro Nao, Shizuru decide di prendersi cura di Natsuki, e la porta con sè in una casa appartata... (episodio 22)

Disclaimer: Non mi appartiene nessun diritto sui personaggi di Mai-HiME, comprese Shizuru e Natsuki. Se così fosse stato, nelle serie di Mai-Hime e Mai Otome ci sarebbe stato molto, ma molto più ShizNat.






L'ambiente era avvolto da un soffuso bagliore ambrato, che filtrava attraverso i pannelli di carta di riso. Il pavimento scuro assorbiva la luce, l'addomesticava e la sfumava in un morbido gioco di ombre, mentre avanzavo a piccoli passi lungo il corridoio cercando di non fare rumore con i tacchi di legno dei sandali. Nel silenzio di quel tardo pomeriggio assolato, mentre all'esterno frinivano i grilli, trattenni il fiato mentre facevo scorrere lateralmente la porta, scalpitando di anticipazione al pensiero di cosa avrei trovato dall'altra parte.

L'avevo condotta con me la notte precedente, straziata dalla stanchezza e da uno shock che non sapevo se avrebbe mai superato. Nel buio l'avevo adagiata sul tatami e l'avevo spogliata, e - Dèi di tutti i templi - le mie mani, le mie mani tremanti avevano sfiorato la sua pelle bianca, la sua pelle di seta che mi ero spinta ad immaginare solo nei miei sogni più selvaggi, nelle interminabili notti in cui il suo fantasma mi aveva tenuta sveglia senza pietà, ad avvampare di desiderio per lei.

L'avevo spogliata con emozione e deferenza, così come avrei sfiorato qualcosa di sacro. Leggera e delicata come il volo di una farfalla, trepidante e turbata dall'improvvisa esplosione della sua arrogante bellezza, sbattutami in faccia così improvvisamente dopo averla dipinta nella mia mente così tante volte, dopo averla immaginata dettaglio per dettaglio, così tanto a lungo. Da disegno a carne, il salto era stato violento. I miei occhi increduli avevano ammirato il suo corpo sbocciare dagli abiti come un fiore in primavera, e come un animale avevo annusato la sua pelle, le narici frementi mentre buttavo giù in gola ampie boccate del suo profumo. Inebriandomene, già ubriaca di lei, finché potevo averla così vicina.


Così vicina... già.


Natsuki... mi bastava guardarla per avvertire l'insorgere di una tale sete di lei che se solo si fosse spinta poco più in là, se solo lei avesse schiuso gli occhi, si sarebbe fatta irresistibile. Il suo corpo sotto le mie dita era morbido come non avrei mai potuto immaginare, nemmeno nei sogni più indecenti; le sue forme erano perfette sotto il riflesso blu della luna, attraverso la sua bocca leggermente dischiusa il suo respiro innalzava ad intervalli regolari il suo petto, ipnoticamente. In una maniera così deliziosa che avrei voluto affondare le labbra su quella carne, per vedere se e come sarei riuscita a fargli cambiare ritmo.

Avrei potuto prolungare i miei gesti in carezze delicate, ci sarebbe voluto così poco... sarebbe bastato avvicinare anche solo un po' di più le labbra per... far scorrere il soffio del mio respiro sul suo corpo, e poi...

Ma lei era una dèa; la mia Dèa. Ed io non mi sarei mai potuta permettere di approfittare della sua debolezza. Sarebbe stato vile e scorretto a tal punto che, se avessi ceduto, mi sarei fatta schifo da sola. Certo, dovetti fare ricorso a tutto al mio autocontrollo, eppure con gesti accorti in maniera da entrare in contatto con lei il minimo possibile mi limitai a coprirla e, in silenzio, abbandonai alle mie spalle quella stanza.

In umiltà avevo giurato di proteggerla e difenderla da chiunque avesse voluto violare la sua perfezione. Avevo fatto di me il suo cavaliere, e lei credeva in me. Avevo lavorato per compiacerla, l'avevo difesa da tutto e tutti. L'avevo protetta in segreto, avevo combattuto in suo nome. L'avevo sorretta a peso morto con le mie stesse braccia sino a portarla nel luogo più sicuro al mondo, quella casa di cui io sola ero a conoscenza, e dove avrebbe trovato il tempo per riprendersi dalle sue ferite senza dover temere che qualcuno l'attaccasse.
Mai e poi mai avrei potuto tradire la sua fiducia, mai e poi mai avrebbe dovuto temere che le potessi far male; qualsiasi cosa fosse andata oltre sarebbe stato un atto impuro, uno sfregio alla venerazione che la sua figura automaticamente ispirava in me.

Mi ero rispettosamente presa cura di lei, con assoluta efficienza l'avevo messa a letto e l'avevo lasciata tranquilla, andando a dormire in un'altra stanza per smaltire il turbamento che la sua vicinanza mi aveva causato.

Purtroppo lei era immersa in un sonno pesantissimo, e non avrebbe mai saputo della gentilezza delle mie mani.


Avevo dormito di un sonno inquieto e mi ero svegliata con il primo canto degli uccelli, che il sole era ancora in procinto di schiarire il cielo. Avevo scelto un kimono viola scuro, e non appena avevo finito il lungo processo di vestizione avevo deciso di occuparmi del giardino per impegnare le mani e la mente, e far scorrere più rapidamente il tempo. Non avevo fame, ma quando era arrivata l'ora di pranzo avevo ugualmente preparato un po' di riso, che avevo sbocconcellato più per la consapevolezza che saltare il pasto non mi avrebbe fatto bene che per reale appetito.

Natsuki ancora non si vedeva. Mi ero ripromessa di non disturbarla, e per quel motivo mi ero moralmente vietata di irrompere nella sua stanza, ma i miei piedi continuavano inevitabilmente a riportarmi in quei pressi. Mi ero avvicinata più volte alla porta, accostando l'orecchio ai pannelli per verificare se tutto fosse a posto, ed il suo respiro regolare mi aveva sempre confermato come stesse ancora dormendo. Placando così la mia agitazione, ma nello stesso momento risvegliando in me il bisogno di vederla. Averla così vicina, eppure non poterle stare vicino, alla lunga si era fatta una vera tortura.


Così, mentre ormai si avvicinava il tramonto decisi che aveva dormito abbastanza a lungo. E non appena arrivai finalmente a far scorrere la porta, la cercai immediatamente con lo sguardo.


Lei era lì.

Lei ed il kimono blu che le avevo preparato, e che ora l'avvolgeva, soffice seta sulla sua soffice pelle. Era terribilmente più bella di quanto non fossi mai riuscita ad immaginare.
A quella vista non feci in tempo a reprimere una fitta di desiderio, che immediatamente mi attraversò violenta la pancia. Strinsi una mano all'obi e per qualche istante vacillai, colpita dai ricordi della notte precedente. Del suo corpo nudo, delle sensazioni che avevo provato e di quello che non avevo fatto. Poi, con un respiro profondo il cavaliere che c'era in me tentò di farsi forza ed attraversai l'ingresso, avviandomi verso di lei.

Sedeva su una poltrona bassa, voltata verso la veranda. Il bel viso sollevato, per una volta lasciato scoperto da quei suoi fluenti capelli scuri, acconciati dietro la nuca. Il capo appoggiato allo schienale e gli occhi chiusi, come se si stesse solo ora prendendo un istante di riposo dopo una giornata enormemente faticosa. Il suo petto si sollevava lento e regolare sotto il tessuto dell'abito e capii che doveva stare dormendo in maniera profonda.

La sua espressione era serena, come l'avevo vista poche altre volte. E mi incantai a fissare il suo viso, fattosi così dolce sotto il tenue riverbero della luce. Se infatti di solito in lei ferveva un saldo connubio di forza e decisione, non appena lasciava che le sue barriere si abbassassero anche solo un po' si rivelavano immediatamente allo sguardo i tratti delicati del suo essere; insieme a quella femminilità soffice e dirompente che si faceva largo fra la stoffa adagiata sul suo petto. Per quel motivo amavo così tanto scherzare con lei e metterla in imbarazzo. Era l'unico modo che conoscessi per penetrare attraverso le sue barriere, e bearmi della vista della Natsuki segreta, tutta mia, che riuscivo solo io a svelare.

Trepidante di emozione mi avvicinai con gesti lenti alla poltrona e vi girai intorno, fermandomi dietro lo schienale a guardarla in silenzio, dall'alto. Sentivo che per un solo suo sguardo sarei potuta morire in quel momento, mentre il cuore mi si agitava impazzito nel petto, rimbombandomi selvaggiamente nelle tempie. Incapace di pensare, quando avvertii nuovamente la traccia del suo profumo mi ritrovai anche incapace di trattenermi oltre. Con lo sguardo catturato dal riquadro di pelle che il kimono lasciava sensualmente scoperto, trappola troppo dolce perché non vi cadessi senza indugio, mi chinai su di lei ed inalai a fondo l'odore salino dei suoi capelli, sfiorandoli appena con le labbra.


Ah, se solo quel momento fosse potuto durare per sempre...






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