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:: Natsuki's Prelude

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Natsuki's Prelude - Prologo


Dall'episodio 25


Le onde si avvicinano, quindi si allontanano di nuovo. Quando colpiscono le rocce, si infrangono.
Dalla Città di Fuuka, una strada illuminata dalle stelle guida attraverso la scogliera verso l'oceano. Circa a metà del tragitto c'è un promontorio che sporge sul mare, e Natsuki è in piedi in cima al precipizio, sola.
La brezza marina soffia, giocando con i suoi capelli scuri. Risplendendo nel sole che cala, la sua uniforme scolastica arancione si agita lievemente.
"Madre..."

Emettendo un così piccolo, quasi impercettibile mormorio, Natsuki chiude gli occhi.
Nella sua mente, gli eventi di quella notte tornano in vita.
Per quanto abbia pensato di poter dimenticare, non può di certo cancellare i ricordi di quanto accadde quella notte, dieci anni prima.
Al Bisoshi's, il laboratorio della Iwasaka Farmaceutica, "Lo studio di mia madre", come lo chiamava.
Ricorda come, essendosi addormentata in quel laboratorio, stanca per aver atteso a lungo la fine del lavoro, sua madre la scosse sino a svegliarla.
Come sua madre, di solito tranquilla e gentile, per la prima volta sembrasse davvero disperata.
Come, tenendosi stretta al suo migliore amico Dhuran, che si era battuta per poter portare con sè, fosse entrata nella macchina di sua madre e fossero fuggite su quella strada oscura.
E... - era stato qui.
Qui, 'loro' le avevano aspettate.


Con i loro abiti neri e gli occhiali da sole neri. Gli 'zii neri' che andavano e venivano per gli istituti della Iwasaka Farmaceutica. Che erano sempre in piedi, zitti, come se stessero sorvegliando il laboratorio, e in più qualche volta, quando Natsuki stava aspettando sua madre, segretamente avevano giocato con lei o le avevano dato caramelle.
Se ne stavano lì fermi, con espressioni spietate.
Qualcosa che Natsuki vide quella notte per la prima volta.
Di quel che accadde dopo non è conservata nemmeno un'immagine nella sua memoria.
Solo lo stridere acutissimo dei freni, l'impatto quando spezzarono il guardrail.
Poi la sensazione di essere sospesa, come se qualcosa stesse avvicinandosi a loro - e l'urlo disperato di sua madre.
Di sicuro, anche lei deve aver gridato.
Ma quelle parole, insieme a Dhuran ed a sua madre, dormono nelle profondità che si aprono al di sotto di quella scogliera.
"Ecco quindi dove eri finita."
Una voce, proveniente dalle sue spalle, interrompe i pensieri di Natsuki.
"Lo stesso vale per te, perché sei tornato qui, di nuovo? Il Primo Distretto non esiste più, non è così? - Sakomizu," risponde Natsuki senza nemmeno voltarsi.
"Vero. Ma prima di scappare, voglio salutare quella persona... non ti dispiace, vero?".
Sakomizu. Il suo insegnante del Fuuka Gakuen, è anche un agente dell'organizzazione chiamata 'Primo Distretto' - no, lo è stato.
Fra le mani regge un mazzo di fiori.
"Li ho cresciuti nel giardino del Fuuka. Non so se le piacerebbe ricevere fiori di questo tipo, ma purtroppo in città hanno chiuso anche tutti i fiorai."
"Fà quello che ti pare."
Alla solita risposta brusca, Sakomizu sorride come se fosse sollevato, e con un "Bene, allora scusami" getta il bouquet.
Quando i fiori legati colpiscono l'acqua, scompaiono alla vista in un battito di ciglia.
- Proprio come noi...
Sussurrando tristemente, Natsuki solleva gli occhi al cielo.
L'enorme Stella delle Hime entra nel suo campo visivo.
La stella che porta con sè il potere di materializzare oggetti di ordine superiore dal nulla. E le ragazze che hanno questo potere, chiamate Hime.
Vicina come mai prima, brillando vagamente a fianco della luna, adesso è così grande che si potrebbero contare persino i più piccoli dettagli mentre scintilla, sinistra.
Per una Hime, come la stessa Natsuki è, una delle ultime tre Hime sopravvissute, è come se stesse proclamando la fine.
Sì. Proprio ora, ogni cosa sta finendo.
Persino la battaglia di Natsuki, che è iniziata quando si è risvegliata come Hime, quella notte di fine estate.







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